LiveThe Allegory of the Cave

Plato has Socrates describe a gathering of people who have lived chained to the wall of a cave all of their lives, facing a blank wall. The people watch shadows projected on the wall by things passing in front of a fire behind them, and begin to designate names to these shadows. The shadows are as close as the prisoners get to viewing reality. He then explains how the philosopher is like a prisoner who is freed from the cave and comes to understand that the shadows on the wall do not make up reality at all, as he can perceive the true form of reality rather than the mere shadows seen by the prisoners.

 

Da: Il mito della caverna (Platone):
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Resosi conto della situazione, egli vorrebbe senza dubbio tornare nella caverna e liberare i suoi compagni, essendo felice del cambiamento e provando per loro un senso di pietà: il problema, però, sarebbe proprio quello di convincere gli altri prigionieri ad essere liberati. Infatti, dovendo riabituare gli occhi all'ombra, dovrebbe passare del tempo prima che il prigioniero liberato possa vedere distintamente anche nel fondo della caverna; durante questo periodo, molto probabilmente egli sarebbe oggetto di riso da parte dei prigionieri, in quanto sarebbe tornato dall'ascesa con "gli occhi rovinati". Inoltre, questa sua temporanea inabilità influirebbe negativamente sulla sua opera di convincimento e, anzi, potrebbe spingere gli altri prigionieri ad ucciderlo, se tentasse di liberarli e portarli verso la luce, in quanto, a loro dire, non varrebbe la pena di subire il dolore dell'accecamento e la fatica della salita per andare ad ammirare le cose da lui descritte.

 

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kyudo, ovvero la “Via dell’arco”
«Nessun bersaglio è di fronte/
nessun arco è teso/
la freccia lascia la corda/
può non colpire ma non può mancare»

la “Via dell’arco” insegna ai giovani a prendersi interamente la responsabilità di ogni azione. Perché se hai fatto centro l’hai fatto tu, se hai sbagliato hai sbagliato tu, non puoi mai dare la colpa ad altri: ci sei solo tu, il tuo arco, la tua freccia e il tuo bersaglio.
E ad ogni freccia la sfida si rinnova: non contano le frecce che hai tirato o quelle che tirerai, esiste solo la freccia che stai incoccando. Esiste solo il presente, qui e ora. Un presente che dura il tempo di una freccia e che ti impone il massimo della vigilanza mentale.
Così, col tempo cresce la consapevolezza della verità: il bersaglio è dentro di te, è il tuo ego, è il tuo limite.

 

 

 

 

 

William Shakespeare 2000 (Ausromeo) By David Austin

  

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